Particolare dell'Epitaffio di Foggia: colonna in pietra chiara con stemmi scolpiti e la lapide latina del 1651 sui tratturi
Epitaffio di Foggia — Foto: Pietro · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Guardando il Tavoliere dalle alture di Ascoli Satriano è difficile immaginarlo attraversato ogni autunno da immense greggi. Eppure per secoli la pianura di Foggia è stata la meta invernale della transumanza, il viaggio stagionale dei pastori e dei loro animali tra le montagne dell'Appennino e le pianure pugliesi. Le strade di questo viaggio avevano un nome preciso: tratturi.

Che cos'è un tratturo

Un tratturo è una grande via erbosa, nata dal passaggio ripetuto di greggi e mandrie. Non era una strada lastricata ma un largo nastro di terra e prato, dove gli animali potevano camminare e pascolare insieme. La larghezza normale fissata dalle regole del Regno di Napoli era di sessanta passi napoletani, circa 111 metri: una misura che dà l'idea di quanti capi vi transitassero.

Ai tratturi principali si affiancava una rete minore di tratturelli e bracci, percorsi secondari e collegamenti tra un tracciato e l'altro, e i riposi, aree di sosta dove le greggi si fermavano durante il cammino.

Il viaggio delle greggi

Il ritmo era quello delle stagioni. In autunno, quando sulle montagne dell'Abruzzo e del Molise l'erba finiva e arrivava il freddo, i pastori scendevano verso il Tavoliere, dove l'inverno è mite e i pascoli restano verdi. In primavera facevano il percorso inverso, risalendo verso gli alpeggi. Il viaggio durava settimane e coinvolgeva intere comunità: pastori, cani, cavalli e muli carichi di attrezzi per la lavorazione del latte.

Il sistema era organizzato attorno ad alcuni grandi assi, i Regi Tratturi. I più importanti erano il L'Aquila-Foggia, il più lungo, il Celano-Foggia, il Castel di Sangro-Lucera, il Pescasseroli-Candela e il Centurelle-Montesecco. Il Pescasseroli-Candela terminava proprio a Candela, il comune che confina con Ascoli Satriano: segno di quanto questa parte della Daunia fosse dentro la geografia della pastorizia.

La Dogana delle pecore di Foggia

Per gestire un movimento così grande serviva un'istituzione. Il 1º agosto 1447 il re Alfonso I d'Aragona istituì con una prammatica la Dogana della mena delle pecore di Puglia, con sede a Foggia. La Dogana assegnava i pascoli invernali ai pastori, ne riscuoteva i diritti e tutelava i tracciati dei tratturi. Era una delle principali fonti di entrata del Regno e fece di Foggia il centro economico di tutta la transumanza dell'Italia centro-meridionale.

Il sistema restò in vita per oltre tre secoli e mezzo e conobbe il suo momento di massima espansione tra Cinquecento e Seicento, quando le pecore registrate erano milioni. Fu abolito nel 1806, con le leggi emanate durante il regno di Giuseppe Bonaparte, che trasformarono profondamente il rapporto tra pastorizia e agricoltura nel Tavoliere. A Foggia la memoria della Dogana resta legata al Palazzo Dogana, in piazza XX Settembre, che dal Settecento ne ospitò gli uffici; nello stesso edificio ha oggi sede l'Archivio di Stato di Foggia.

L'Epitaffio di Foggia

Il simbolo più eloquente di questa storia è l'Epitaffio, a Foggia, circa 40 km dalla struttura. È un monumento in pietra eretto nel 1651, durante il regno di Filippo IV di Spagna, nel punto in cui arrivavano in città due grandi tratturi: il L'Aquila-Foggia e il Celano-Foggia. Il nome deriva dalla lapide che porta incisa, che ricorda la conclusione dei lavori per ristabilire i confini dei tratturi, spesso invasi da coltivazioni. Sulla lapide si legge ancora il riferimento alla larghezza di sessanta passi della via, tenuta libera a beneficio delle greggi.

Oggi l'Epitaffio si trova alla fine di via Alessandro Manzoni, nei pressi di piazza Sant'Eligio. Fermarsi davanti a quella colonna ornata di stemmi è un modo semplice per toccare con mano l'importanza che la transumanza ebbe per tutto il Regno.

Cosa resta oggi dei tratturi

Con la fine della Dogana i tratturi persero la loro funzione e molti tratti furono progressivamente occupati da campi e strade. All'inizio del Novecento, nel 1908, venne istituito a Foggia un commissariato per la reintegra dei tratturi, con il compito di ricostruirne i percorsi sulle mappe catastali. Più tardi i tracciati furono riconosciuti come beni di interesse storico, e nel 2013 la Regione Puglia ha istituito con legge il Parco dei tratturi della Puglia.

Nel dicembre 2019 la transumanza è stata iscritta dall'UNESCO nella Lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità, con una candidatura comune di Italia, Austria e Grecia. Un riconoscimento che riguarda non solo i percorsi, ma anche i saperi dei pastori, i prodotti e le feste legate al loro mondo.

Come vivere questa storia da Ascoli Satriano

Da Dimora Le Volte & La Pietra è facile organizzare una gita in giornata dedicata alla transumanza: una mattina a Foggia tra l'Epitaffio e il Palazzo Dogana, il pomeriggio in auto nelle campagne della provincia, dove in qualche tratto si riconosce ancora la traccia larga e diritta di un antico tratturo. Iniziative ed eventi legati alla transumanza si tengono in diversi comuni dell'Appennino e della Puglia: date e programmi vanno verificati di anno in anno sui canali ufficiali dei Comuni e della Regione.

Dormire nel cuore di Ascoli Satriano

Dimora Le Volte & La Pietra: due monolocali con volte a crociera in mattoni e pietra a vista, in Piazza San Francesco d’Assisi.