Il trapezophoros in marmo con due grifoni alati che sbranano una cerva, con tracce di colore rosso
Trapezophoros dei Grifoni — Foto: Sailko · CC BY 3.0 · Wikimedia Commons

Ad Ascoli Satriano tutti li chiamano semplicemente "i Grifoni". Sono diventati il simbolo del paese, tanto che Ascoli si è guadagnata il soprannome di Città dei Grifoni e il suo riconoscimento più importante si chiama Grifoni d'oro. Dietro questa scultura c'è una storia lunga quasi cinquant'anni, fatta di scavi clandestini, mercanti d'arte, musei americani e, alla fine, di un ritorno a casa.

Che cosa sono i marmi policromi

Con il nome di marmi di Ascoli Satriano si indica un gruppo di oggetti in marmo del IV secolo avanti Cristo, provenienti dal corredo di una tomba a camera dell'aristocrazia dauna. Erano oggetti di grande prestigio, pensati per accompagnare e celebrare il defunto. Tra questi spiccano un podanipter, cioè un grande bacino rituale dipinto con il mito di Teti e delle Nereidi che portano ad Achille le armi forgiate da Efesto, un cratere, due mensole e alcuni vasi più piccoli. Il pezzo più celebre, però, è il trapezophoros.

Il Trapezophoros dei Grifoni

Il trapezophoros è un sostegno di mensa: in origine reggeva un piano di marmo che non si è conservato. Lo scultore lo ha trasformato in una scena di forte impatto: due grifoni, creature mitiche con corpo di leone e testa e ali d'aquila, affrontati mentre sbranano una cerva caduta a terra. La datazione più citata lo colloca negli ultimi decenni del IV secolo avanti Cristo.

Quello che sorprende chi lo vede dal vivo è il colore. Il marmo non era bianco come siamo abituati a immaginare la scultura antica: sulle superfici restano tracce di pigmenti, e sull'intero gruppo di marmi gli studiosi hanno riconosciuto nove tinte diverse, con prevalenza di rosso e azzurro scuro. È un'occasione rara per capire come apparivano davvero questi oggetti agli occhi di chi li commissionò.

Uno scavo clandestino alla fine degli anni Settanta

La parte meno luminosa della storia comincia probabilmente tra il 1976 e il 1977, quando alcuni tombaroli del posto scavarono di nascosto una tomba nel territorio di Ascoli Satriano. Gli oggetti recuperati vennero divisi e immessi sul mercato antiquario. Una parte fu sequestrata dalla Guardia di Finanza, ma il trapezophoros e il bacino dipinto presero un'altra strada: passarono per le mani del mercante Giacomo Medici e di altri intermediari, entrarono nella collezione privata di Maurice Tempelsman e, nel 1985, furono acquistati dal J. Paul Getty Museum di Los Angeles.

Per oltre vent'anni i Grifoni sono rimasti in California, lontani dal luogo da cui erano stati sottratti. Chi li ammirava non sapeva quasi nulla della collina pugliese in cui erano rimasti sepolti per più di duemila anni.

Il ritorno in Italia nel 2007

Le indagini italiane sul traffico illecito di reperti archeologici portarono a una lunga trattativa con il Getty Museum. Nel 2007 il museo americano restituì all'Italia un gruppo di opere di provenienza illecita, e tra queste c'erano anche i marmi di Ascoli Satriano. Prima di tornare in Puglia i Grifoni furono esposti a Roma, nella mostra dedicata ai capolavori rimpatriati, e poi finalmente rientrarono nel paese da cui erano partiti.

Per Ascoli Satriano è stato un momento importante: un pezzo di identità restituito, diventato rapidamente il centro dell'offerta culturale del paese.

Dove vederli oggi: il Polo Museale

Oggi i Grifoni sono esposti nel Polo Museale di Ascoli Satriano, ospitato nell'ex monastero di Santa Maria del Popolo, a circa 1 km da Dimora Le Volte & La Pietra. Il polo riunisce il museo archeologico e quello diocesano. Accanto ai marmi policromi, il percorso comprende una statua di Apollo di età romana, i reperti della villa tardoantica di Faragola, tra cui i pannelli in opus sectile della sala da pranzo, la statua di un bambino cacciatore e le raccolte dello studioso locale Pasquale Rosario. La sezione diocesana conserva sculture, dipinti, argenti e paramenti sacri.

Giorni e orari di apertura possono cambiare nel corso dell'anno: prima di partire conviene verificarli sui canali ufficiali del museo o del Comune.

Consigli per la visita

  • Fermatevi davanti al trapezophoros almeno qualche minuto e giratevi intorno: i dettagli delle ali e delle zampe cambiano molto a seconda del punto di vista.
  • Cercate sul bacino dipinto la figura della Nereide con lo scudo, la parte ancora meglio leggibile della scena.
  • Con i bambini, raccontate prima la storia del furto e del ritorno: rende la visita molto più coinvolgente.
  • Abbinate il museo a una passeggiata nel centro storico: Duomo e Monumento ai Caduti sono a pochi minuti a piedi dalla piazza.

Un simbolo che racconta il territorio

I Grifoni non sono solo un bel pezzo da museo. Raccontano la ricchezza dei Dauni, le popolazioni che abitavano questa parte della Puglia prima di Roma, e raccontano anche quanto sia fragile il patrimonio archeologico quando finisce nelle mani sbagliate. Vederli ad Ascoli Satriano, nel territorio in cui furono deposti in una tomba principesca, dà un senso diverso a tutto il viaggio.

Dormire nel cuore di Ascoli Satriano

Dimora Le Volte & La Pietra: due monolocali con volte a crociera in mattoni e pietra a vista, in Piazza San Francesco d’Assisi.